sabato 30 gennaio 2016

ALL’OSPEDALE CARLO URBANI DI JESI TUTTI OBBIETTORI E NIENTE ABORTI DA UN ANNO, MA NON SI DEVE SAPERE: PER LA DIREZIONE L’IVG C’E’ ANCORA...

Il 17 gennaio un servizio televisivo di “Presa Diretta” su Raitre (clicca qui o qui) ha mostrato all’Italia intera l’incredibile situazione dell’Ospedale Carlo Urbani di Jesi, dove per l’ennesima volta in pochi anni è impossibile effettuare l’IVG (Interruzione Volontaria di Gravidanza) a causa del 100 % di medici obiettori di coscienza. 

Quindi, pochi giorni fa, abbiamo deciso di inviare presso la struttura ospedaliera un nostro iscritto, per chiedere informazioni come semplice cittadino: sono emersi particolari ancora più inquietanti e incredibili. Ecco i dialoghi (C=Cittadino; I= Infermiera; O=Ostetrica; N.N.= iniziali nome e cognome):

Una ostetrica esce dal reparto Degenza di Ostetricia e Ginecologia e gli chiediamo:
C: “Scusi, il reparto di IVG è qui?
O: “No, non lo facciamo più.”
C: “Da quanto tempo?”
O: “Da un pezzo, da quando eravamo al Viale (della Vittoria, ndr), da un anno… Adesso si fanno le pratiche tutte al Distretto (Consultorio di Via Guerri, ndr)
C: “Quindi qual è l’alternativa?”
O: “Salesi (Ancona, ndr), Senigallia, Fabriano”
C: “Ma non c’è l’obbligo di garantire il servizio?”
O: “No, perché ci possono essere tutti obbiettori e quindi non viene fatta. Noi garantiamo solo l’interruzione per malformazioni, dopo le 12 settimane, quindi per patologie (ITG, ndr). Ma l’Interruzione Volontaria non si fa…”.
C: “Quindi a chi ci si può rivolgere?”
O: “Tutte le pratiche, come prima, vengono iniziate in Via Guerri, al Distretto Sanitario, poi dopo loro indirizzano dove si effettua l’aborto”.
Quindi la situazione è ancora più grave di quando riferito dal servizio televisivo di Raitre, in quanto l’IVG è impraticabile non da tre mesi, ma da oltre un anno, senza che nessuno ne sappia niente.

Dopo pochi minuti ci rechiamo presso l’Ufficio Relazioni con il Pubblico della struttura ospedaliera e chiediamo all’operatrice:
C: “L’IVG è garantita in questo ospedale?”
URP: “Dovrebbe esserlo, dovrebbe esserlo. Credo di sì.”
Quando esprimiamo qualche dubbio, l’operatrice prova a fare alcune telefonate per avere conferma, ma non trova nessuno. Quindi non solo nessuno sa che l’IGV non si pratica più da mesi (il che è incredibile per un Ufficio che esiste solo per dare queste informazioni) ma si è anche all’oscuro di un servizio televisivo della Rai in prima serata che ha denunciato questo serio disservizio.

Subito dopo ci rechiamo alla Direzione Amministrativa dove c’è la Dr.ssa N. F., a cui chiediamo:
C: “In questo ospedale è presente il servizio di IVG?”
N.F.: “Che io sappia, sì. Però è un aspetto sanitario che io non seguo. Comunque che io sappia, sì. Si pratica l’IVG”.
Non crediamo alle nostre orecchie e quindi decidiamo di bussare ancora più in alto.

Ci rechiamo presso l’ufficio di  “Segreteria della Direzione Medica Ospedaliera” dove c’è la Dr.ssa D. F. a cui chiediamo:
C: “E’ garantito in questo ospedale il servizio di IVG?”
DF: “Il servizio di IVG? Sì, non è interrotto. Sì, è funzionante. Perché me lo chiede?”
C: “Perché avevo sentito che non era garantito”
DF: “Che io sappia, si fa”
C: “Pensavo che per un servizio così importante ci fosse una risposta certa…”
DF: “Che io sappia si fa, ma posso sentire la dottoressa V. F. (Direttore medico, ndr)… Sarebbe un’interruzione di servizio grande e ne sarei stata informata… E’ un’interruzione di servizio grande, quindi c’è interesse che ci sia” (sic!).

Terza risposta fotocopia: tutte e tre negano e rovesciano la situazione reale.

E’ credibile che tre importanti uffici, di cui uno in ruolo di informazione al pubblico e due in ruoli dirigenziali, non siano a conoscenza del fatto che nella loro struttura ospedaliera da molti mesi non è garantita una prestazione sanitaria così delicata e importante, che oltretutto era stata al centro di aspre polemiche solo due anni prima?

E’ credibile che nessuno di loro abbia visto o sentito parlare del clamoroso servizio della Rai e che né famigliari, né amici, né colleghi abbiano riferito che una trasmissione in prima serata abbia denunciato questa grave interruzione di servizio nell’ospedale in cui lavorano con ruoli importanti?

Pensiamo che ognuno sia in grado di darsi una risposta e valutare di quanta considerazione godano i cittadini.

Quindi ci rechiamo al Consultorio per Ginecologia/Ostetricia del Distretto Sanitario di Via Guerri e chiediamo ad un’infermiera:
C: “L’IVG è funzionante a Jesi?”
I: “Eh, no. No. (molto sicura, ndr). Qui fanno le certificazioni, poi dopo mandano in un altro centro oppure a Senigallia…”

Poco dopo chiediamo ad un’infermiera della Segreteria che si occupa direttamente delle Certificazioni:
C: “L’IVG è attiva all’ospedale di Jesi?”
I: “No! Noi facciamo le Certificazioni, ma per la parte chirurgica si viene inviati ad un’altra struttura: Fabriano, Senigallia o addirittura all’AIED. Ad Ancona no, lì solo i residenti…”

Riassumendo: l’ostetrica che lavora nel reparto Degenza dell’ospedale e le altre due infermiere che lavorano nel Consultorio del Distretto Sanitario, hanno confermato che non si può praticare l’IVG al Carlo Urbani da molti mesi e per il ruolo che hanno non potevano che ammettere la realtà dei fatti.

Invece dagli altri tre soggetti interpellati, che hanno ruoli di informazione al pubblico o dirigenziali, abbiamo ricavato la netta impressione che in realtà tutti sappiano, ma che la consegna sia quella di non far trapelare la notizia tra i cittadini, aiutati in questo obbiettivo anche dal fatto che una donna non va a sbandierare in giro che è stata costretta a recarsi fuori Jesi per abortire, a causa del clima di condanna morale e ostracismo sociale di cui è spesso è fatta oggetto.

Ma una “riservatezza” del genere si riesce ad ottenere solo con la complicità e l’omertà diffusa tra la popolazione e soprattutto tra i vari protagonisti (tutti ormai assai screditati) della vita politica e sociale locale: media, associazioni, sindacati, partiti politici, giunta e sindaco.

Sorprende invece il silenzio del M5S jesino, della consigliera regionale Romina Pergolesi e della deputata Donatella Agostinelli, ambedue jesine, che avrebbero dovuto schierarsi anche dalla parte delle cittadine che intendono usufruire di una legge dello stato, ma che invece non hanno detto una parola su questa situazione inaccettabile e illegittima.

Al contrario, da un mese e anche in questi ultimi giorni, il M5S sta facendo interpellanze parlamentari, manifestazioni e comunicati stampa di protesta per la chiusura dei Punti Nascita nelle Marche e per la “difesa” della Vita: anche per il M5S i cittadini non sono proprio tutti uguali, specialmente quando si tratta di raccattare voti dai cattolici e ingraziarsi le curie vescovili…

Altrettanto scandaloso è il silenzio dei media locali, che evidentemente hanno indicazioni dall’alto di non occuparsi di questo imbarazzante caso o semplicemente si autocensurano per paura: a noi è bastato mandare un semplice cittadino a chiedere informazioni per mettere in luce un panorama inquietante, pensate che cosa potrebbe fare un giornalista, se lo volesse…

2 commenti:

  1. Mi domando quale rabbia contro l'umanità abbia dentro chi spreca il proprio tempo a indignarsi perché in un ospedale tutti i medici sono obiettori, sacrosanto diritto di chi non vuole sporcarsi le mani e soprattutto la coscienza con il sangue di un innocente. Gli appassionati di aborti possono iscriversi a medicina e dopo dieci anni dedicarsi a questa triste pratica che anziché far nascere i bambini li fa morire

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  2. Lei si fa delle domande assai bizzarre.
    La legge 194 impone che venga garantito il diritto all'aborto. Punto.
    Se questa legge non le piace può andare a vivere nello stato teocratico del Vaticano o a Malta dove l'aborto è del tutto illegale anche se la madre è stata stuprata o va incontro a morte sicura.

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